Auguri di un
Sereno Natale
e
Felice Anno 2010
ai
Lettori del blog
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A
CHI
AMA
DORMIERE
MA SI SVEGLIA
SEMPRE DI BUON
UMORE. A CHI SALUTA
ANCORA CON UN BACIO.
ACHI LAVORA MOLTO E SI
DIVERTE DI PIU’. A CHI VA DI
FRETTA IN AUTO MA SUONA AI
SEMAFORI. A CHI ARRIVA IN RITARDO
MA NON CERCA SCUSE. A CHI SPEGNE LA
TELEVISIONE PER FARE DUE CHIACCHIERE.
A CHI E’ FELICE IL DOPPIO QUANDO FA’ META’.
ACHI SI ALZA PRESTO PER AIUTARE UN AMICO. A CHI
HA L’ENTUSIASMO DI UN BAMBINO MA I PENSIERI DI UN
UOMO. A CHI NON ASPETTA LE FESTE PER
ESSERE PIU’ BUONO
TANTI AUGURI DI
BUONE FESTE
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Il secondo messaggio di auguri mi sembra meno banale del classico mio, che denota anche una mancanza totale di fantasia.
Come se augurare un Buon Natale dovesse rientrare nella banalità di una fantasia assente o mancante per pigrizia.
Dunque di nuovo Buon Natale e non solo in questo giorno, l'augurio di essere più buoni per tutti i giorni dell'Anno e non solo oggi.
Sante Parole!
Che il Presidente della Repubblica e il Presidente della Camera invitino alla calma, alla moderazione, credo sia un atto dovuto, poiché le Istituzioni non possono per definizione istigare alla violenza, all’odio, alla gelosia, sono obbligate alla Pace, perché devono mantenere intatto il Contratto sottoscritto dai Cittadini, dunque niente di nuovo se non quello che la ripetizione continua, sistematica, quotidiana lascia alcuni interrogativi sospesi e ai quali è difficile dare una risposta plausibilmente verosimile.
La prima domanda. Cosa nascondono quelle parole di pace? Cosa c’è dietro che a noi umili mortali non è dato sapere? Ci possono essere veramente elementi, indizi che ci fanno tornare indietro al tempo del terrorismo? Oppure sono solo dichiarazioni che denotano un forte scontro a livello Istituzionale grave, gravissimo e che parte dall’assunto che le modificazioni alla Carta non possono, non devono, non le vogliono fatte dal Centro-Destra col trattino perché c’è anche la Lega. Ma solo coloro che si sentono ancora i Padri santi della Patria possono modificarla, e dunque bisognerà aspettare una nuova tornata elettorale generale e la speranza che rivinca il centro-sinistra, altrimenti la Carta deve restare così com’è, ossia vecchia, ha – in alcune parte – fatto il suo tempo, ha lavorato bene, ma ora va cambiata per essere aggiornata alla realtà globale odierna.
La Lega è un partito nato localmente che interpreta nel miglior modo possibile le istanze che salgono dalle popolazioni del centro-nord italiano ed in particolare delle popolazioni padane, ma non è sicuramente un partito antistato, anzi la sua azione ha fatto fortemente sentire l’Unità nazionale come l’unica strada possibile da perpetuare, consolidare e rivitalizzare. In altre parole, la Lega ha fatto rinascere negli italiani del Nord e del Sud, l’amore per la Patria Italia; tanto bistrattato questo termine negli ultimi 60 anni, che ha perso per le nuove generazioni il suo pregnante significato primario: Italia e la Bandiera. Dunque la Lega come fenomeno politico e sociale ha fatto apprendere a milioni di uomini e donne provenienti dalla sinistra comunista l’amore per la Patria. Si è aggiunta all’azione della Lega quanto ha fatto in questo senso il Presidente emerito della Repubblica Ciampi. Dunque, scusate la ridondanza, tutto lega, ovvero il Partito della Lega è un partito nazionale, e da cattolici quali sono si comportano come i cattolici (veri) presenti nella DC. In sostanza è una delle tanti correnti democristiane che sta rivitalizzando il concetto di Patria e di Nazione Italica, seppur partendo da una realtà territoriale limitata. Le strumentalizzazioni politiche fanno parte del gioco, quello che conta è l’aspetto generale che quel partito persegue: Italia riunita in un nuovo Patto Sociale.
La seconda domanda. Forse in Italia c’è un Presidente della Repubblica in pectore? Ovvero in questo momento ci sono due presidenti? È inusuale che il Presidente della Camera entri dritto, dritto a sostenere (peraltro se non richiesta che senso ha?) il Presidente della Repubblica che con forza richiama tutti al rispetto delle regole, di abbassare i toni e di tornare ad un confronto leale e serio tra le parti politiche (maggioranza e minoranza), soprattutto rispettare l’avversario come esistente in sé a prescindere della volontà della parte avversa. Sembra peraltro che il Colle da solo non ce la faccia a far comprendere alle forze politiche in campo che esondare dal letto della reciproca legittimità, generi violenza e azioni forze oscure la cui natura (azione) opzionale potrebbe attivare percorsi ostili e tortuosi, dunque le forze oscure incutono paure a tutti.
Oppure la loro rievocazione è solo un pretesto per far cessare richieste di modificazioni dello status quo istituzionale?
Si ha paura di modernizzare un sistema di caste e privilegi afferenti ad alcuni poteri e organi dello Stato, questa è la partita che si sta giocando e da molto tempo ormai. Dunque la lotta è fra chi li vuole cambiare per aggiornare la struttura dello Stato e chi invece lotta e si da fare solo per mantenere lo status quo immutato o tutt’al più modificarlo per mantenere intatta la sua prerogativa di privilegiato istituzionale. Certamente è una lunga battaglia combattuta a colpi di machete e a volte anche di cannone (attentati, bombe, ecc.), sarà lunga ma i tempi stanno per maturare, sembra ormai ineludibile il ricorso ad alcune modifiche sostanziali alla Carta delle Carte. Sicché il tempo ha fatto maturare, non solo nelle classi elitarie di potere, ma anche nelle classi iperborghesi che circolano al subito intorno del potere reale, l’idea principale riguardante la modificazione della Carta.
Ovvero, sembrerebbe che il tutto si dovrebbe evolvere nel ritorno al passato. Un passato glorioso, ma fondato sull’idea principe di una grande ammucchiata senza possibilità reale di alternanze valide sia dal punto di vista dell’omogeneità interne, sia dal punto di vista del reciproco rispetto e legittimazione politica.
La rievocazione di fantasmi mai sopiti, ne è la dimostrazione, il ricorso a questi fantasmi è lo spauracchio per il ritorno ad un compromesso che finalizza una formazione grande e forte al centro con la sottomissione di una parte considerevole della sinistra che sarebbe sempre ritenuta non capace di evoluzione in senso democratico e liberale moderno. In altre parole e per semplificare, una nuova DC alleata con una sinistra bisognosa di una madre che la allatti e la tiene in vita con filosofica allattanza (maternità politica). Dunque il sistema non deve essere modificato e se lo si deve aggiornare deve passare per queste direttive e prerogative. Si badi, ciò riguarda solo le classi elitarie che detengono il potere reale, le quali sono più capaci solo se c’è stabilità condivisa. Ossia, la stabilità forzata e condivisa deve essere la guida per la formazione di coalizioni governative, che lasciano fuori da tali disegno le ali estreme delle contestazioni perenni, in quanto non in grado di evoluzione democratica, semmai queste ali sono considerate come zombi da compatire. In buona sostanza è la linea guida dall’Unità d’Italia in poi, compreso il periodo del ventennio, che dal punto di vista politico (sostanziale, non formale) includeva tutte le forze di potere in campo, escludendo solo apparentemente le ali estreme del comunismo settario e reazionario, mentre esponenti e filosofi comunisti realisti dell’epoca ricoprivano ruoli importanti nel governo del Cavaliere Mussolini.
Tornando alle Sante Parole di moderazione, di pace, di rispetto e legittima reciprocità, lasciano intendere che ci potrebbe essere la riattivazione degli zombi, se si spinge troppo in là lo scontro. Sarebbe opportuno per tutti che la partita si giocasse riservatamente alla barba del Popolo sovrano, che come è noto è un termine senza senso in quanto il Popolo sovrano non ha mai avuto in mano direttamente e realmente il potere centrale dello Stato e questo non è mai accaduto e mai accadrà, dunque lo scontro riguarda solo le elities al potere e non il Popolo, al quale è lasciato intendere che può, se vuole, dire e fare di politica tanto non cambia niente per il Popolo stesso, mentre al livello delle elities al potere la politica non esiste ed esiste solo e soltanto il dominio, la lotta per la conquista dello Stato e dominare su tutti gli altri (elities), con la conseguenza che chi sta fuori da tali giochi è solo il Popolo. I poteri di una parte e dell’altra sono sempre al potere, anche quando perdono le elezioni, perché chi perde non perde realmente come viene detto in pubblico, ma perde solo la possibilità di gestire direttamente le risorse.
Dunque, un Uomo intelligente e molto più avanti di tanti e tanti politici da strapazzo, un Uomo con una marcia in più, capace di allontanare lo spettro della recessione reale in poco tempo e animato da una reale visione di modernizzazione dello Stato in senso moderno con le reali intenzioni di creare i presupposti per una alternanza concreta, viva e reale. Ed è questo che mette paura, perché ci pone davanti ad un fatto semplice e problematico allo stesso tempo. Semplice perché gli assunti sono semplici: modernizzare la struttura dello Stato centrale dando forza all’esecutivo per rispondere in tempo reale alle istanze della globalizzazione, che richiedono immediatezza di decisioni e risposte chiare e nette; Problematico perché la susseguente domanda da porsi è: “Il Popolo è in grado di abbandonare le categorie bestiali i istintuali di più basso livello e elevarsi al ragionamento razionale e dunque analitico e non sintetico’”. Sta tutto qui il vero problema e non nelle macchinose argomentazioni processuali che sono solo strumentali all’immobilismo strutturale dello Stato; inoltre, le elities sono pronte ad un tale cambiamento concettuale? Sono in grado di accettare la libera concorrenza delle idee e dei pensieri, oppure solo legate al palo dell’immobilismo strutturale, perché anch’esse amano la stabilità della condivisione, dell’inciucio perenne senza mai scostarsi da quelle regole, perché è difficile capire come muoversi nel mare tempestoso delle idee e pensieri non più legati a forme ideologiche conservatrici. In buona sostanza chiamano in campo il Popolo per loro incapacità, incapacità che si manifesta proprio con la rievocazione di fantasmi zombi dei quali, proprio il popolo, non sa che farsene. Questi zombi sono evocati perché le classi al potere sono incapaci di modificare se stesse e portarle ad accettare la libera concorrenza della forze delle idee e dei progetti, i soli in grado di cambiare e mandarci avanti. La conservazione per sua natura è destinata al fallimento perché vive di rimessa e non in grado di animarsi.
Questa rievocazione serve solo ad impaurire il Popolo per fargli accettare l’immobilismo come regola generale, mentre denota una vera incapacità delle classi elitarie e di dominio di sapersi confrontare dialetticamente e costruttivamente. Sicché l’incapacità della classi elitarie di confrontarsi, la vogliono riversare sul Popolo, ignaro di tutto. Sempre carne da macello usato una volta per esultare per una vittoria sportiva, e l’altra per osannare il finto vincitore dell’immobilismo concreto di una struttura che ha fatto il suo tempo.
Certamente, i cambiamenti creano forti tensioni e paure, proprio perché il cambiamento di per sé non è certezza di miglioramento e dunque pericoloso, almeno così la vogliono far credere al Popolo ignaro. Ma se non si cambia, non si può sperimentare nessuna cosa, quindi il cambiamento sebbene non obbligatorio, è essenziale per il ricambio, la costruzione di una nuova struttura istituzionale, sì che deve essere condivisa perché nuove regole che devono valere per tutti, e badate bene che cambiare oggi, significa superare la seconda repubblica che non ha creato niente di buono finora. Ha creato solo ducetti locali e nient’altro e deboli governi.
Tornado al tema della pacatezza, dei toni abbassati, oserei dire dei toni silenziosi: il Popolo non deve sapere, il popolo non deve essere coinvolto nei cambiamenti e dunque deve restare nell’ignoranza istituzionale facendolo divertire con le porno star e films osé così la sua mente sia obnubilata perennemente. Cervello non pensante perché massa. E dalla fisica sappiamo che la massa non si muove facilmente, ha bisogno di una grossa spinta (forza) per muoversi, altrimenti la sua tendenza è quella di restare in quiete: il popolo deve stare quietoso. Lo si chiama in causa solo per impaurirlo e mettendogli davanti lo spauracchio delle modificazioni strutturali delle Istituzioni Repubblicane. Non bisogna cambiare, deve restare tutto come sta.
Dunque, da una parte l’uomo che vuole cambiare, dall’altra chi evoca periodi zombi della nostra storia recente per impaurire di fronte al cambiamento. Cosa fare? Intanto abbiamo osservato da diversi mesi che in Italia sembra esistere un presidente in pectore della Repubblica, una cassa di risonanza del Presidente, ma perché avviene tutto questo e in questo periodo? Una prima risposta può essere quella di aspirare a diventare Presidente della Repubblica e quindi cerca sostegni a sinistra per farsi eleggere perché non vuole essere Presidente eletto con pochi voti (maggioranza relativa), ma vuole essere eletto semmai al primo scrutinio, aspirazione legittima per carità divina.
E per dimostrare che potrebbe essere il presidente di tutti si discosta dal colui che gli ha dato vita, perché considerato uomo scostante e odiato a sinistra molto di più di quanto si possa apprendere dai giornali. Dov’è la riconoscenza, la gratitudine? Senza quell’uomo stavi ancora a cantare faccetta nera!
Una seconda risposta potrebbe essere quella di diventare leader di un nuovo partito di ispirazione moderata e farsi accettare sempre a sinistra come un interlocutore affidabile, serio e non ostile come Berlusconi. E con ciò non modernizzare l’Italia. Perché tutte le modifiche devono essere sempre affrontate in infiniti tavoli delle trattative, dove non si decide mai niente.
Si può ipotizzare una terza risposta, ma sarà trattata in uno scritto successivo, perché troppo complessa e deve essere elaborata non solo teoricamente ma anche con dati di fatto.
Dunque in questo limite ristretto si muove l’On. Fini. Otterrà ciò che vuole? O farà la fine dei democristiani di sinistra che si sono annichiliti all’interno del PD?
In fin dei conti, i democristiani di sinistra sono stati sempre la pecora nera della DC. Basta pensare all’inciucio antistorico proposto da Aldo Moro per capire di che pasta sono fatti questi uomini della sinistra DC. Se non si rendono conto che gli equilibri più avanzati hanno in concreto distrutto la DC, il PSI e il PCI. Tutto l’ottocento italiano si è fatto fottere dalla ricerca di equilibri più avanzati fuori del tempo. E oggi che si ha bisogno di modifiche reali e concrete, si battono contro di esse. Ma chi li capisce è bravo. Non li capivo dentro la DC, già oltre 40 anni fa, come posso capirli ora? Stanno sempre fuori del tempo in cui vivono. Non si rendono conto della realtà concreta, dall’altra il loro capo spirituale voleva già negli anni ’50 il compromesso storico, come soluzione ai problemi, mentre quello che c’era da fare allora era la ricostruzione dell’Italia, uscita distrutta dalla guerra fascista, era la costruzione di uno Stato democratico moderno, peraltro cosa abbastanza ben riuscita, era quello di democraticizzare una parte cospicua della popolazione che si riconosceva nel PCI, noto partito antisistema, perché sovietico e non un partito nazionale. Quindi non rendendosi conto delle reali necessità vagheggiavano soluzioni angeliche, forse le cercavano nel paradiso, ma qua giù le cose sono concrete e reali e quelle possiamo risolvere se le capiamo.
Dunque è raccapricciante che proprio da un esponete cattolico (ex-sinistra DC) si sia quasi osannato al vile attentato, poiché chi lo ha subito è egli stesso un fautore delle differenziazioni e delle divisioni forzate, cioè la reazione alle sue affermazioni provoca odio. In Italia si può sparlare di tutti, ma guai a sparlare dei comunisti, te li fai nemici a vista. Ma possono essere a senso unico le analisi critiche? O ne state fuori per paternità divina? Ricordatevi che anche voi siete uomini, non siete uomini carta o di gesso o albero secchi? Dunque fallaci come tutti. In voi non c’è la divinità così come non è in altri politici. Lasciamo alla Chiesa il mistero della divinità, voi restate sulla terra a parlare dei problemi reali della gente.
Per finire, resto perplesso dell’evocazione dei fantasmi del terrorismo, perché se oggi dovesse accadere di nuovo le problematiche connesse sarebbero sicuramente di difficile soluzione perché manca il collante ideologico che calmerebbe. Resto ancora perplesso delle posizioni assunte dal Presidente della Camera in quanto sembrano non richieste le sue esternazioni; lo posso comprendere solo ai fini istituzionali (finora nessun presidente della camera aveva assunto tali atteggiamenti). E resto perplesso dalla ricerca forzata di una pacificazione con l’evocazione dei fantasmi del terrorismo, perché mi induce a pensare che il terrorismo sia un’arma in mano al potere e quando questo si vede in difficoltà li tira in ballo, per non cambiare niente o per cambiare e peggiorare la situazione generale. Se qualcuno è in grado di farmi cambiare idea a proposito, ben venga, ma dalle riforme del 1993 in poi, la situazione generale è andata sempre di più deteriorandosi per finire quasi nell’anomia istituzionale.
E una parola in favore del Presidente Berlusconi. Essendo un uomo come tutti gli altri ha pregi e difetti, ma quello che ho percepito sin dall’inizio è la sua buona fede nella discesa in campo per il bene comune: salvare la Democrazia Italiana creata con tanta fatica nel corso di circa 50 anni, a partire dalla fine della seconda guerra mondiale. Sostengo la buona fede, perché i suoi interessi li avrebbe potuti tutelare meglio dalla vicina Svizzera in cui altri imprenditori hanno sede e residenza. Dunque apprezzo di questo Uomo, la sua buona fede, le sue capacità intellettive superiori e una marcia in più nel capire le situazioni problematiche che si creano nell’era della globalizzazione, per evidenti motivi strutturali proprio della globalizzazione che la vede vincente senza regole generali fissate. Dunque, quest’Uomo è diventato oggetto dell’odio di diversi uomini della sinistra perché ha impedito proprio alla sinistra di vincere le elezioni nel 1994. Qui sta il rebus di Berlusconi. Non c’entrano le televisioni, non c’entrano i suoi giornali, i suoi soldi, ne sono convinto. Ma se egli avesse scelto nel 1994 di essere il porta bandiera della sinistra comunista, allora egli sarebbe stato considerato un eroe, un santo, o da santificare subito come l’uomo della provvidenza. Ora invece viene considerato un uomo da abbattere fisicamente. Mi sembra una vera sciocchezza!
Una pronta guarigione per riprendere il cammino assieme ai tanti e tanti suoi sostenitori e rinnovare l’Italia distrutta dal consociativismo democristiano-comunista degli anni susseguenti a quelli di piombo.
Sergio Giubilei
Pubblico due interventi effettuati su forum
Una analisi molto seria, ma a senso unico. e come sempre se si vuole analizzare razionalmente l'evento, è necessario ritrovare una compostezza di animo o se si vuole di stato d'animo un pò più sereno e meno travolgente psichicamente. Infatti gli stati d'animo si eccitano quando appartengono a persone meno stabili e più facilmente influenzabili dagli accadimenti stessi o perché per molti mesi si è coltivato il seme dell'odio politico come unica arma possibile alla politica stessa, dunque è il fallimento della politica seria e sana. Sicché il t.s.o. può essere applicato e utilizzato a chiunque che si faccia trascinare dagli stati d'animo che portano con sé odio, invidia, gelosia sotto qualsiasi forma si nascondano: politica, psicopatica, ecc. E per finire, credo sia opportuno ritornare nel Paese a parlare di politica seriamente e non mediante le categorie più basse dell'istinto bestiale dell'uomo. Cosa si può pensare che queste categorie appartengano ad una sola fascia di popolazione? Oppure che anche l'altra parte ne faccia uso? Se anche l'altra parte ne fa uso cosa dovrebbe accadere, se non lo scontro fisico e il ritorno alla stagione del terrorismo? Il passo è breve e credo sia necessario e opportuno che tutti abbassino i toni a cominciare da quanto viene scritto su molti siti e blog proprio perché nascosti alla vista si comportano in modo incivile, potrebbero essere definiti come la parte oscura della rete. Uomini e donne che usano la rete e diffondono le categorie di cui sopra credo abbiano bisogno di una certa attenzione. In pratica molte di queste persone dovrebbero essere curate da uno psichiatra e non parlare di politica perché lo fanno partendo dai più bassi istinti bestiali incontrollabili dell'Uomo. Tornare ad una sana e corretta competizione politica e non ad una guerra santa da stadio.
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leggendo diversi di questi scritti, mi viene da piangere. dopo gli scontri degli anni di piombo si pensava che tali veementi parole: odio, invidia, gelosia erano state tolte dal vocabolario della Politica, ma purtroppo noto che resistono. Quando si argomenta di politica non si può argomentare contro il singolo odiandolo, offendendolo e addirittura dicendo che è figlio dell'odiato Craxi. Dunque il primo sasso da chi è stato lanciato? Secondo, il centro-sinistra ha vinto per due volte le elezioni e per ben due volte ha posto fine a suoi governi legittimamente eletti, perché dunque prendersela con Berlusconi che ha vinto per la seconda volta? Se il male della sinistra (sembra che ora stia prendendo anche la destra - vedi Fini e dintorni) è quello di differenziarsi dal vicino prossimo per dire sono più rosso o sono un pò più rosa e via discorrendo, quindi così facendo vi odiate da soli. Le cause delle vostre sconfitte sono in Voi e non in Berlusconi che da politico navigato sfrutta le vostre debolezze. Niente di meglio che sapere dove l'avversario è debole. E tornando a questi scritti, da essi si capisce la forza proprio di Berlusconi perché nessuno qui finora ha scritto una riga di sana politica. Dunque solo inveire contro la persona? Non siete capaci di fare altro? Riflettete sulla forza di Berlusconi. Essa proviene dalle vostre debolezze perché siete incapaci di proporre idee alternative alle azioni del governo, sicché le vostre chiacchiere servono solo a farvi scaricare la tensione e non sono utili a nient'altro. Esprimo solidarietà e piena guarigione a Berlusconi, che ho votato non per sentimento ostile al centro-sinistra, ma perché analiticamente è una autentica bufera, anzi un tornado di uomini che si odiano a vicenda, e dunque prima di odiare gli avversari, cercate di riportare in sanità i vostri comportamenti interni. Gli italiani hanno votato il centro-sinistra per ben due volte e per ben due volte lo avete fatto a pezzi, perché dunque prendersela con Berlusconi e non con voi stessi?
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E inserisco ai due miei interventi quanto di seguito riportato. Innanzitutto questo riprovevole gesto non può essere considerato senza conseguenze, anzi ce ne sono diverse tra cui:
1) non ci saranno elezioni politiche anticipate;
2) il grande centro (Casini, Rutelli, Fini) potrebbe aver subito una battuta d'arresto;
3) e il terzo ribaltone non vedrà luce, anzi la luce la vede da lontano, si sta affievolendo, si è indebolita al punto che è diventato un buco nero. divora se stesso.
E aggiungo chi ci salverà dal potere dei cafoni, degli arroganti e dai prepotenti locali? Forse a livello locale, le minoranze possono far cambiare strategia alle maggioranze? E dunque perché si chiede al governo legittimamente eletto di modificare le sue strategie politiche giuste o sbagliate che siano?
Gli storici attribuiscono l'attuale fase di odio, di invidia e di gelosia alle assunzioni di Berlusconi fatte il 25 aprile 2009 in quel dell'Aquila, dove disse: "la resistenza è un valore per tutti gli Italiani", dunque facendola diventare un valore anche per la parte di destra ostile ad una simile affermazione durata per oltre 50 anni e nei fatti togliendo alla sinistra radicale la patria potestà sulla Resistenza. La Resistenza è figlia dell'Italia e non solo di una parte politica che se ne è appropriata illegittimamente, perché si ritiene la sola a poterne parlare legittimamente.
Sarà stata questa la molla a far scattare il tutto? O è solo un aspetto della vicenda politica di Berlusconi che dopo 15 anni di ininterrotto potere politico, anche se non sempre capo del governo (meno 7 di centro-sinistra), non ha potuto riformare la Carta Costituzionale che è figlia della più becera forma di mistificazione storica, infatti è stata una Carta nata dalla paura del ritorno della dittatura fascista e dunque è figlia dell'inciucio da parte delle tre forze storiche presenti nell'allora parlamento: cattoliche, liberali, socialiste-comuniste. Dunque la Carta va rivista e aggiornata al contesto attuale, mantenendo presenti i pesi e contrappesi per equilibrare i poteri dello Stato, che secondo me sono: Capo dello Stato, Parlamento, Governo, Corte Costituzionale. Mentre il CSM è un organo costituzionale e non un potere politico anche se lo esercita in diverse forme. Sicché la Carta soffre del periodo in cui è nata, è stata concepita. Ricordo che essa è figlia legittima come reazione al fascismo uscito sconfitto dalla guerra, ma è anche figlia della nascente guerra fredda, dunque ha troppi padri è troppe madri, andrebbe riportata alla naturale nascita: una padre e una madre. Il padre deve essere lo Stato unitario, liberale e democratico; la madre è la filosofia generatrice della vita democratica, dunque la filosofia è la parte principale da cui partire e non a cui arrivare.
Ora questi processi di riforma potrebbero subire un forte arresto proprio per reazione delle componenti conservatrici presenti nell'attuale ordinamento dello stato. La forte reazione alle modificazioni è la netta dimostrazione di un becero conservatorismo, sostenuto da più parti. Ora, in questa epoca definita della globalizzazione, come può un presidente del consiglio governare bene se non ha il potere di nomina e/o di sostituzione di ministri che non seguono le direttive generali definite nel CdM? Non è normale che la sostituzione di un ministro debba passare per il Presidente della Repubblica, che nel nostro ordinamento, è in linea teorica, un Presidente eletto come derivato delle Assemblee, ossia, sempre in linea teorica, è il Presidente dei deputati e senatori, e non del Popolo, in quanto quest'ultimo non ha avuto alcun peso nella sua scelta, ma la scelta rientra nelle facoltà dei maggiorenti della Repubblica. Dunque tornando al Presidente del Consiglio, in linea teorica, anch'egli è fortemente limitato a causa di forti pressioni nella scelta dei ministri, perché devono stare bene anche al Colle e se uno dei ministri non svolge bene il suo ufficio, non può sostituirlo, come invece può fare in tutta legalità qualsiasi sindaco e sostituire un assessore che non gli sta più bene per qualsivoglia motivo.
Sicché la modifica alla Carta è d'obbligo e non una voglia del Premier, che invece soffre di queste incapacità costituzionali.
Dunque, questo sconsiderato atto potrà provocare diversi cambiamenti nel corso dei prossimi mesi e speriamo che non finiscano con il terzo ribaltone, perché sarebbe davvero un colpo di Stato anche se effettuato senza armi fisiche, ma con le armi della denigrazione e dello scardinamento personale del Premier, che si vede accerchiato su più fronti da quello giudiziario a quello politico a quello personale.
Nell’interesse dell’Italia e degli italiani, la speranza è la ferma convinzione che i governi si possano realizzare con libere elezioni e non con ribaltoni come avvenne con Minghetti e con il primo Berlusconi. Signori attenzione perché le scelte avventate potrebbero riaprire ferite mai completamente sanate, e dunque lasciate che il corso della Storia fluisca naturalmente, perché nessuno può impedire alla Storia la sua corsa, il letto del suo fiume esiste già, l’acqua lo deve solo ricoprire per raggiungere il mare, che è la Storia universale dell’Umanità. Lasciate che la metafora faccia appieno il suo corso, non interrompetelo, perché il tempo della Storia può essere sospeso per un breve periodo (negazione del suo corso lineare) per poi riprendere a scorrere incessantemente secondo la sua volontà. Ci sono diversi esempi e quello più esemplare è l’uccisione del Grande Giulio Cesare. Quei senatori omicidi non hanno impedito la formazione dell’Impero, dunque a cosa è servita la morte prematura del grande Giulio Cesare? A niente. Il grande impero si è formato, si è consolidato, si è esteso, ha dominato, e quando è arrivata l’ora della sua fine, la Storia è stata implacabile, lo ha definitivamente seppellito, lasciando a noi posteri i soli resti delle sue vestigia, della sua gloria, in altre parole possiamo ammirare i resti archeologici dell’Impero.
Sergio Giubilei
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10/12/2009 - PERSONE
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L'opposizione faccia il suo dovere
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LIETTA TORNABUONI
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Sarà stata una buona idea, per l’opposizione, quella di abbandonare i lavori della Commissione parlamentare Giustizia, di lasciare l’aula per indignazione e protesta? Inevitabilmente la memoria torna all’Aventino, alla prima parte del Novecento: messa nell’impossibilità di discutere, di illustrare le proprie posizioni, l’opposizione al fascismo si ritirò dall’attività parlamentare, e ne restò fuori per oltre vent’anni mentre il Parlamento cessava di esistere. La questione però è molto più complessa di un ricordo storico.
Se, come dice il segretario del Partito democratico Bersani, «ti tappano la bocca», se il maggior numero mette a tacere ogni dibattito, è comprensibile il desiderio di andarsene, di non partecipare a indegnità, di non lasciarsi umiliare e di sottolineare la propria distanza. Però gli assenti hanno sempre torto: è possibile che politici non troppo sensibili al clima democratico non solo se ne freghino dell’assenza dell’opposizione ma se ne rallegrino, se ne sentano sollevati e liberati da un impedimento, da quella che giudicano una perdita di tempo. Il ritiro, il vuoto, l’uscita dell’interlocutore possono fare effetto su persone o partiti che ritengano la dialettica politica essenziale: ma Berlusconi e il suo partito non sono così. Da tempo hanno dimostrato di usare la maggioranza come una mazza da baseball, di considerarla un’autorizzazione a fare tutto quello che vogliono ignorando l’altra parte degli elettori che non ha votato per loro, di avere un’idea strana del dialogo tra diversi («Sei d’accordo?», «Sì»). L’abbandono dell’aula può lasciarli indifferenti, a meno che non faccia mancare il numero legale necessario alle votazioni.
Allora, che fare? La risposta spetta ai politici dell’opposizione: la loro assenza può anche essere stata un espediente contingente. Da semplice cittadino si direbbe: mandar giù le umiliazioni non considerandole tali; essere certi che la presenza dell’opposizione non può essere considerata complicità; non far mancare il proprio voto contrario; manifestare il proprio dissenso in ogni possibile maniera. Insomma, fare l’opposizione: magari con fatica tenace e senza alcuna gratificazione, magari con ripetizioni scoccianti senza esito e rese pubbliche il più possibile, però facendo il proprio lavoro, svolgendo quello che è in democrazia il proprio ruolo.
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L'articolo sopra riportato potrebbe essere condiviso in toto se fosse solo una esternazione teorica, mentre nella realtà parla di atti reali: lo strapotere della maggioranza. E omette di evidenziare che nei Comuni, lo strapotere della maggioranza è ancora più evidente, anzi lì è stata tappata la bocca alle minoranze: tutto il potere sta nelle mani del sindaco, dunque perché meravigliarsi, se dal basso le riforme messe in atto dal centro-sinistra (Bassanini e dintorni) sono tutte finalizzate alla dittatura della maggioranza?
Sicché le regole sono state già cambiate dal centro-sinistra, ora tutti questi babbei si meravigliano che la maggioranza pone il suo peso e se ne frega della minoranza, non solo in parlamento, ma anche in tutti i comuni d'Italia grazie alle leggi fasciste approvate da maggioranze di centro-sinistra.
Basta andare nei consigli comunali di tutti i comuni d'Italia per osservare quanto fascismo esercitino i sindaci sostenuti da maggioranze determinata per legge e non per peso percentuale dei voti. Allora perché meravigliarsi?
Nell'articolo poi si parla da perfetto comunista affermando:"ignorando l'altra parte degli elettori che non l'ha votata", è una affermazione da veri comunisti, anzi da fascio-nazi-comunisti. E uso un linguaggio duro, durissimo perché queste cornacchie continuano a prenderci in giro, a farci credere che sono degli angeli, mentre sono solo dei falsificatori della realtà.
(Dispiace veramente che a Poli settori del Centro-destra siano alleati con il PD, ma cosa ci hanno guadagnato politicamente? Chi lo sa? D'altra parte il cucciolo è rimasto tale!). torniamo alle cose più serie e abbandoniamo coloro che sono senza palle al loro destino di...
E se Bersani abbandona l'aula fa una di quelle azioni sconsigliate in democrazia. Già i comunisti - come ricordato nell'articolo - abbandonarono il parlamento all'inizio del fascismo italiano e ne restarono fuori per due decenni, ora cosa vogliono fare: ripetere l'esperienza pre-fascista?
Che Bersani fosse un derivato della cultura della menzogna risulta dal fatto di aver fatto parte di quel PCI che storicamente ha interpretato il ruolo di arbitro della menzogna a suo favore. La DC non poteva fare altro, con tutti quei contrappesi e ripesi e ricontrappesi previsti nella Carta Costituzionale, che è figlia di una stagione di sconfitta dell'Italia e dunque nasce come un compromesso tra le diverse componenti politiche affermatesi alla caduta del nostro fascismo. Uso il termine "nostro fascismo", prima perché nessuno lo può cancellare dalla Storia dell'Italia, secondo perché si sono affermati altri fascismi diversi dal nostro.
Queste forze politiche e culturali non si fidavano una dell'altra e dunque si sono accordate perché tutto potesse essere approvato con la condivisione generale di tutte le forze. Ma vi sembra questa una Democrazia? In democrazia ci si confronta nelle aule e non nelle segrete stanze del potere occulto, dunque fuori i corridoi dalle decisioni politiche.
Bene ha fatto Berlusconi ha denunciare pubblicamente lo stato della situazione generale della nostra politica. Sentendo le affermazioni di tanti e tanti sciocchi politici, anche del peso di Casini, si può dedurre che i nostri politici sono veramente degli sciocchi incalliti, sclerotizzati e amanti del più becero compromesso storico. Tutti devono decidere, tutti devono approvare, oppure è la guerra mediatica e della magistratura contro chi vuole applicare la Costituzione rispettando la volontà del popolo italiano.
Ricordo che i governi del centro-sinistra sono falliti per cause endogene fregandosene del Popolo italiano, anzi non governando ci hanno sgovernato per loro interesse di parte, fregandosene altamente delle esigenze del popolo e dei lavoratori italiani. Se fossero stati persone serie non avrebbero fatto cadere il governo legittimo, votato dal Popolo italiani, dunque se ne conclude che sono degli ipocriti imbecilli, i quali per - ripeto - sporchi interessi di parte se ne sono fregati dei problemi degli italiani, della famiglie dei disoccupati, dei pensionati, insomma di tutti. E ora vogliono farci reprimenda morale, ma veramente siete cosi ipocriti di pensare che gli italiani ci caschino di nuovo?
Un consiglio - seguite Marrazzo - andate in convento a pentirvi dei vostri peccati e poi tornate alla politica che è una cose seria per persone serie.
S.G.
La sinistra italiana e il sogno di una sinistra pidiellina
December 3, 2009 Zamax

C’era una volta la sinistra democristiana. Anche se non c’era nessun elettorato democristiano di sinistra. Al massimo esisteva l’elettorato democristiano statalista, nella versione però conservatrice e tradizionalista. La sinistra democristiana era composta unicamente di animali politici, più propriamente gli uccelli da voliera di quella variegata fauna. Non a caso provenivano soprattutto dalle regioni rosse della dhimmitudine democristiana: i Fanfani, i Gronchi, i La Pira di ieri erano toscani, come la Rosy Bindi dei giorni nostri; i Dossetti e gli Zaccagnini di ieri erano emiliano-romagnoli come i Prodi, i Castagnetti e i Franceschini di oggi. La loro statura politica si basava sul credito concesso loro generosamente dalla sinistra tout-court, quella comunista, che poi spendevano per allargare il loro potere a destra. Nel dopoguerra e fino ai giorni nostri la sinistra in Italia ha interpretato il ruolo del furfante in una storia la cui vera protagonista è stata una grandiosa sindrome di Stoccolma. Usando con modulata sapienza, come ganasce di una tenaglia, una piazza minacciosa e una formidabile macchina propagandista annidata nei giornali e nel mondo intellettuale, la sinistra è arrivata a surrogare in parte, ma con grande efficacia, la mancanza di consenso elettorale quale motore della crescita del suo potere reale nel paese, in tutti i settori originariamente non presidiati. Con questa forza d’intimidazione ha letteralmente creato, essa, la sinistra democristiana. Ossia gli accettabili, decenti e imposti mediatori tra le sedicenti forze di garanzia della vita democratica in Italia, i comunisti, e le forze al governo sempre proclivi a latenti tentazioni autoritarie, fasciste, e dall’arrivo della stagione della “questione morale” in poi, anche alla corruzione. Forti di questa rendita di posizione, i democristiani di sinistra acquistarono col tempo un potere di corrente spropositato nel loro partito, un potere che non aveva nessuna relazione con l’esiguo, se non invisibile, peso degli elettori democristiani “di sinistra”. Con la morte di De Gasperi, cominciò la lunga stagione della progressiva affermazione del centro-sinistra in Italia, che ricevette un decisivo impulso dalla caduta del governo del “fascista” Tambroni e dai fatti di Genova. Il “compromesso storico” berlingueriano, in un paese stremato dalla violenza di un estremismo in grandissima maggioranza rosso, alimentato a forza dalla sinistra con la sfrontatezza di un doppio gioco che consisteva nel far girare al massimo il motore della propaganda “antifascista” per poi porsi virtuosamente dalla parte della massima e più gelida “fermezza” quando la frittata era stata fatta, doveva essere il trionfo di questa strategia intimidatoria. Poi arrivò Craxi. Poi il crollo del Muro. Poi la salvezza, per i rossi, di Mani Pulite. E l’eliminazione dei socialisti, dei democristiani, non di sinistra, dei liberali, dei socialdemocratici e dei repubblicani. Poi arrivò Berlusconi. Ma la sinistra italiana, che mai ha fatto onestamente i conti con la storia, nonostante i cambi continui di nome, dal settarismo comunista non è mai completamente uscita, bloccando l’Italia, a destra e a sinistra. Ancor oggi continua a coltivare, a benedire, e circoscrivere un’area di legittimità nel campo avversario. Oggi è il turno dei quartieri Finiani. Ma i tempi sono cambiati.
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Pubblico l'articolo sopra riportato perchè mi sembra impietosamente chiaro nella ricostruzione dei fatti politici italiani e nella strategia del PCI e sue varie versioni. L'On. Fini cascherà in questa tentazione? Cadrà nella trappola dei buoni DC di sinistra alla Prodi, tanto per intenderci? O resterà fedele al suo impianto di centro-destra democratico e liberale?
| 9/12/2009 - LE IDEE |
| Minareti, che alimenta il populismo |
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| NICOLAS SARKOZY |
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Con un referendum il popolo svizzero si è pronunciato contro la costruzione di nuovi minareti sul suo territorio. Questa decisione può legittimamente suscitare degli interrogativi. Il referendum impone di rispondere alla domanda con un «sì» o un «no». Si può rispondere con un «sì» o un «no» a una domanda così complicata, che tocca questioni tanto profonde? Sono convinto che dando una risposta così netta a un problema che deve poter essere risolto caso per caso, nel rispetto delle convinzioni e delle credenze di ciascuno, non si possano che creare malintesi dolorosi.
Ma come non rimanere stupefatti dalla reazione che questa decisione ha suscitato in certi ambiti mediatici e politici del nostro Paese? Reazioni eccessive, a volte caricaturali, nei confronti del popolo svizzero la cui democrazia, più antica della nostra, ha le sue regole e le sue tradizioni, che sono quelle di una democrazia diretta in cui il popolo ha l’abitudine di prendere la parola e decidere in prima persona.
Dietro la violenza di queste prese di posizione si nasconde in realtà una diffidenza viscerale verso tutto ciò che viene dal popolo. Il riferimento al popolo è già, per alcuni, l’inizio del populismo. Ma è proprio diventando sordi alle grida del popolo, indifferenti alle sue difficoltà, ai suoi sentimenti, alle sue aspirazioni, che si nutre il populismo. Questo disprezzo del popolo, perché è una forma di disprezzo, finisce sempre male. Come stupirsi del successo degli estremisti, quando non si tiene conto della sofferenza degli elettori?
Quello che è appena accaduto mi ricorda come fu accolto il «no» alla Costituzione europea nel 2005. Mi ricordo di parole a volte dure pronunciate contro la maggioranza dei francesi che aveva scelto di dire no. Opporre la Francia del «sì» a quella del «no» significava aprire una frattura, che non avrebbe mai permesso alla Francia di riprendere il suo posto in Europa. Per riconciliare la Francia del «sì» e quella del «no» bisognava prima di tutto capire cosa avevano voluto esprimere i francesi. Bisognava ammettere che questa maggioranza non si era sbagliata ma che aveva, come la maggioranza degli irlandesi o degli olandesi, espresso quello che sentiva e detto «no» coscientemente a un’Europa che non voleva più, perché dava l’idea di essere sempre più indifferente alle aspirazioni dei popoli.
Non potendo cambiare i popoli, bisognava cambiare l’Europa. La Francia del «no» ha iniziato a riconciliarsi con quella del «sì» a partire dal momento in cui invece di giudicarla ha cercato di capirla. È allora che, superando le divisioni, la Francia ha potuto mettersi a capo del movimento per cambiare l’Europa. Dunque, invece di insultare gli svizzeri perché la loro risposta non ci piace, sarebbe meglio interrogarci su quello che rivela. Perché in Svizzera, Paese con una lunga tradizione di apertura, ospitalità, tolleranza, c’è stato un rigetto così forte? E cosa risponderebbe il popolo francese alla stessa domanda?
Invece di condannare senza appello il popolo svizzero, cerchiamo di capire cosa ha voluto esprimere e che cosa provano molti popoli europei, compreso quello francese. Niente sarebbe peggio della negazione. Niente sarebbe peggio del non guardare in faccia la realtà dei sentimenti, delle preoccupazioni, delle aspirazioni di tanti europei. Capiamo bene innanzitutto che quel che accade non ha nulla a che fare con la libertà di culto o di coscienza. Nessuno, nemmeno la Svizzera, si sogna di rimettere in discussione queste libertà fondamentali.
Gli europei sono accoglienti, sono tolleranti, è nella loro natura e nella loro cultura. Ma non vogliono che la loro vita, il loro modo di pensare e le loro relazioni sociali vengano snaturati. E il sentimento di perdere la propria identità può essere causa di profonda sofferenza. La mondializzazione contribuisce a ravvivare questo sentimento.
La globalizzazione rende l’identità problematica, perché tutto in lei contribuisce a smembrarla, ma nello stesso tempo ne acuisce il bisogno: perché più il mondo è aperto, più la circolazione delle idee delle persone dei capitali delle merci è intensa, più c’è bisogno di un’ancora, di un punto di riferimento, di sentire che non si è soli al mondo. A questo bisogno di appartenenza si può rispondere con la tribù o con la nazione, frantumando la società in comunità etniche o con l’unità della Repubblica. L’identità nazionale è l’antidoto al tribalismo e al comunitarismo. È per questo che ho sperato in un ampio dibattito sull’identità nazionale. Bisogna parlare tutti insieme di questa sorda minaccia che tante persone nelle nostre vecchie nazioni europee sentono pesare sulla loro identità, perché a forza di essere rinnegato questo sentimento non finisca per generare un terribile rancore.
Gli svizzeri come i francesi sanno che il cambiamento è necessario. La loro lunga storia ha insegnato loro che per restare se stessi bisogna accettare di cambiare. Come le generazioni che li hanno preceduti, sanno che aprirsi agli altri è un arricchimento. Nessun’altra civiltà europea ha tanto praticato il meticciato delle culture, che è il contrario del comunitarismo. Il meticciato è la volontà di vivere insieme, il comunitarismo è la scelta di vivere separati. Ma il meticciato non è la negazione delle identità, è la comprensione e il rispetto per tutti. Da parte di chi accoglie è il riconoscere cosa l’altro può portare. Da parte di chi arriva è il rispetto di cosa c’era prima di lui. Da parte di chi accoglie è, ancora, l’offerta di condividere la propria eredità, la propria storia, la propria civiltà e arte di vivere. Da parte di chi arriva è la volontà di inserirsi senza violenza ma naturalmente in questa società che si contribuirà a trasformare, in questa storia che si contribuirà a scrivere. La chiave di questo mutuo arricchimento che è il meticciato delle idee dei pensieri delle culture è un’assimilazione riuscita.
Rispettare chi arriva è anche permettere loro di pregare in luoghi di culto decenti. Non si rispettano le persone quando le si obbliga a pregare in un hangar. Accettando una situazione del genere non rispettiamo neanche i nostri valori. Ancora una volta, laicità non è il rifiuto della religione, ma il rispetto di tutte le religioni. È un principio di neutralità, non di indifferenza. Quando ero ministro dell’Interno ho creato il Consiglio francese del culto musulmano perché la religione musulmana fosse messa su un piede di uguaglianza delle altre grandi religioni.
Rispettare chi si accoglie è sforzarsi di non urtarli, di non choccarli, di rispettarne i valori, le convinzioni, le leggi, le tradizioni e farle, almeno in parte, proprie. È fare propria l’uguaglianza tra uomo e donna, la laicità, la separazione di potere temporale e spirituale.
Io mi rivolgo ai miei compatrioti musulmani per dire loro che farò di tutto perché si sentano cittadini come gli altri, abbiano gli stessi diritti degli altri a vivere la propria fede, a praticare la loro religione con la stessa libertà e dignità degli altri. Combatterò qualsiasi forma di discriminazione. Ma voglio anche dire loro che nel nostro Paese, dove la civiltà cristiana ha lasciato una traccia tanto profonda, dove i valori della Repubblica sono parte integrante della nostra identità nazionale, tutto quello che può sembrare una sfida a questa eredità e a questi valori condannerebbe alla sconfitta la creazione così necessaria di un Islam francese che si inserisca senza violenza nel nostro patto sociale e civico.
Cristiano, ebreo, musulmano, uomo di fede, qualunque sia la sua fede, credente, qualsiasi siano le sue convinzioni, ognuno deve saper evitare ogni ostentazione e provocazione e, cosciente della fortuna di vivere in una terra libera, deve praticare il suo culto con l’umile discrezione che testimonia non la debolezza delle sue convinzioni ma il rispetto fraterno che prova per chi non pensa come lui e con cui vuole vivere.
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L'articolo del Presidente Francese apparso su Le Monde, spiega molto bene il sentimento del Popolo Svizzero con il suo pronunciamento referendario sul tema della costruzione di nuovi minareti.
Mi sembra che taglia perfettamente le corna al toro dell'ipocrisia soprattuto proveniente da alcuni ambienti cattolici e di sinistra.
L'ipocrisia di questi ambienti è strumentale (per finta) o è seriamente sentita? nel primo caso, le loro affermazioni contrarie al responso svizzero sono esclusivamente finalizzate a fingere di meravigliarsi e sempre in finzione di condannare il Popolo Svizzero, mentre in cuor loro pensano che gli svizzeri hanno fatto bene; nel secondo caso, se le loro affermazioni sono sentite veramente, ci troviamo di fronte a persone (preti e laici) che non vogliono comprendere il significato profondo del responso popolare, e inoltre capire cosa significa il termine "globalizzazione".
Una società per aprirsi agli Altri deve necessariamente (nel mondo globalizzato) capire se stessa, ossia scoprirsi, ricomprendersi per evidenziare cosa è veramente e subito dopo può accogliere e comprendere gli Altri, i nuovi venuti che prima di ogni altra cosa hanno scelto loro di venire a vivere nelle nostre contrade europee e dunque devono adattarsi a questa realtà, capirla, comprenderla e essere a loro volta compresi dagli autoctoni, altrimenti corrono il rischio di essere isolati. In altre parole, coloro che vengono se non comprendono dove vivono saranno esclusi perché sentiti estranei non in quanto stranieri, ma per il fatto di non essersi integrati nella Società di accoglienza, di arrivo, perchè non in grado di comprenderla. Ovvero se chi arriva, crede di imporre la sua cultura, la sua storia, il suo modo di vivere, rischia di essere isolato e di generare una forte reazione definita a volte con il termine "populismo", ma sappiamo tutti che non è cosi.
Il populismo è un termine troppo spesso usato banalmente nei confronti televisivi della politica e basta, perché nei convegni serii (scientifici) questo termine non viene usato, anzi...non se ne parla proprio.
Dunque, bene ha fatto il Popolo Svizzero a porre un freno alla smodata prova di debolezza finora mostrata dai popoli e governanti europei. Cercare a tutti i costi di apparire accoglienti perdendo la nostra identità, è segno di malessere dei governanti e del popolo. I Popoli europei vissuti nella tradizione e cultura cristiana, fanno bene a difendersi dagli attacchi sfrenati interni e esterni. Interni alle nostre comunità (il nostro popolo, la nostra tradizione culturale), e esterni condotti da parte di alcuni fanatici nuovi arrivati (immigrati estremisti della loro tradizione e cultura). In sostanza, nessuno può andare in casa altrui e imporre la sua cultura se non viene accettata e compresa nell'essenza più profonda (spiritualità), dunque questo qualcuno deve prima di ogni altra cosa comprendere dove si trova, chi sono quelli che abitano lì prima del suo arrivo, qual è la loro storia, cultura e tradizione, e poi dichiarare la sua, altrimenti si precipita nel vuoto violento della caduta senza paracadute.
L'On. Fini dovrebbe in qualche modo comprendere bene l'articolo del Presidente Sarkozy e poi magari provare a rilanciare sul problema della Cittadinanza con meno di 10 anni di permanenza interrotta nel nostro Paese, altrimenti si va verso una discriminazione contraria. Ossia gli autoctoni per acquisire tutti i diritti devono aspettare il compimento del 18° anno (da cui possono votare), mentre agli stranieri ne bastano meno di 10! Vi sembra una buona scelta?
Accogliere, comprendere, aprirsi sono tutti termini di infinita grandezza inclusiva, ma chi arriva è in grado di capirli alla perfezione o li apprende come una nostra endogena debolezza e dello Stato e del Popolo? E si ritorna ai periodi precedenti in cui si sostiene che per aprirsi bisogna conoscersi bene e costruire una identità non più etnica o meticciata, ma nazionale e su questa base che si può costruire e ricostruire il nuovo contratto (nuovo perché comprende anche gli ultimi arrivati) e affidarlo alle generazioni future, altrimenti il contratto si rompe e la nazione cade con esso.
Il Contratto è una stipula spirituale tra lo Stato e i suoi Cittadini. Il primo si impegna nella difesa, nella scuola, nella sanità; i secondi si impegnano a pagare le tasse, a lavorare e servire lo Stato in caso di necessità, dunque c'è un patto stretto tra lo Stato e i Cittadini e i patti vanno rispettati altrimenti il patto si rompe con il rischio della formazione di estremismi non controllabili ed allora è la fine. Dunqe un nuovo Patto al quale tutti si devono piegare sia i presenti, sia i futiri nuovi arrivati. Sicché il referendum svizzero può essere inteso come un avvertimento alle autorità che il Patto deve essere rispettato prima di essere rivisto e rinegoziato, perché se non lo si facesse, si cadrebbe nel rischio del caos estremistico e questo non lo vuole nessuno.
Il referendum svizzero non va sottovalutato, non deve essere sottovaluto con aria di sufficienza quasi a dire ma che vogliono questi svizzeri. Va compreso prima di ogni altra cosa, quello che il Popolo svizzero ha voluto esprimere, dire, affermare della sua cultura e tradizione e non condannarlo come una forma che non consente più la reciprocità e la libertà di culto, anzi proprio perché afferma se stesso con forza che è in grado di aprirsi molto meglio agli Altri di qualsiasi popoplo europeo che non ha costruito/ricostruito bene la sua identità.
Sergio Giubilei
Pubblico un intervento su un forum
X Parascandalo. Purtroppo lei continua a utilizzare categorie concettuali vecchie e logore che non hanno prodotto nel mondo in cui sono state applicate ricchezza per nessuno. Basta vedere la situazione dei popoli del'est Europa e dunque perché continuare con una critica del tutto sterile se poi la stessa non ipotizza cambiamenti reali per il sistema e correggerlo? e pensare il futuro, è il compito.
Nel Principe il Machiavelli afferma che le civiltà che prevedono discosto, lontano, come i Romani antichi sono quelle civiltà che riescono a sopravvivere per lungo periodo, ma se Voi siete esistiti per poco più di un battito, come pensate di poter apportare correzioni al sistema capitalista, tanto perverso quanto il più adatto alla specie umana?
Ovvero se non siete stati capaci di curare Voi stessi come potete pensare di curare il capitalismo. Tutte le citazioni vanno bene, ma nessuna di queste propone qualcosa di seriamente diverso e adatto all'Uomo. Il comunismo è fallito per endogena malattia, non è stato capace di curare se stesso, dunque come può curare gli altri? Cosi lei vuole a tutti i costi curare gli altri ma come lo può fare se non è in grado di modificare di un infinitesimo la sua posizione politica generale? Le analisi sono sempre le stesse, ma le tecniche che di volta in volta devono essere utilizzate per porre rimedio alla malattia, cambiano perché la malattia stessa si è trasformata e affinata, dunque anche i rimedi devono essere altrettanto raffinati e non macroscopicamente banali. Trovare nuove soluzioni a problemi antichi, questo è il dilemma e lo si può fare discostamente oppure con macroscopica superficialità. Sicché le soluzioni devono essere trovate ora per il poi e non per l'allora. Dunque continuare con l'inefficienza e inefficace (non tutta per fortuna) della P.A. significa solo e soltanto voler buttare risorse che potrebbero essere utilizzate per altri scopi, magari per aiutare gli operai in cassa integrazione. Dunque persone come lei, contestano per simpatia e non per oggettive analisi che dimostrano gli errori di una soluzione e con questo non voglio affatto dire che Brunetta sia il salvatore, ma almeno ci ha messo la faccia per migliorare ciò che è possibile migliorare. Lei cosa ci messo, oltre alla critica?
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Questo scritto l'ho pubblicato sul forum http://elezioni.myblog.it/ in risposta al post del sig. Parascandalo. E' da diversi mesi che si dibatte sulle soluzioni apportate da Brunetta e sembra che non ci siano significative convergenze critiche su Brunetta, anzi spesso si assiste ad una difesa ad oltranza del ministro.
Ma quelli che più di tutti si mettono in risalto, evidenza sono quelle persone che più di altri usano categorie estremizzanti la critica stessa, rendendola nei fatti sterile perchè genera a sua volta reazione forzosa e dunque le lotte sono tra posizioni contrapposte che generano soltanto sterili soluzioni. Il dibattito per trovare soluzioni diverse e più adatte si deve sviluppare con moderazione e dati alla mano, altrimenti si cade nella banalità intellettuale. Dunque fallace per sua natura. Un serio dibattito argomenterebbe con dati e soluzioni,ancorché contrastanti e differenti e non allacciandosi a sterili teorie che finora non hanno prodotto nel mondo un reale beneficio per gli uomini.
S.G.
8 Dicembre - Festa dell'Immacolata Concezione
Non memoria di un Santo, ricorre oggi: ma la solennità più alta e più preziosa di Colei che dei Santi è chiamata Regina.
L'Immacolata Concezione di Maria è stata proclamata nel 1854, dal Papa Pio IX. Ma la storia della devozione per Maria Immacolata è molto più antica. Precede di secoli, anzi di millenni, la proclamazione del dogma che come sempre non ha introdotto una novità, ma ha semplicemente coronato una lunghissima tradizione.
Già i Padri della Chiesa d'Oriente, nell'esaltare la Madre di Dio, avevano avuto espressioni che la ponevano al di sopra del peccato originale. L'avevano chiamata: " Intemerata, incolpata, bellezza dell'innocenza, più pura degli Angioli, giglio purissimo, germe non- avvelenato, nube più splendida del sole, immacolata ".
In Occidente, però, la teoria dell'immacolatezza trovò una forte resistenza, non per avversione alla Madonna, che restava la più sublime delle creature, ma per mantenere salda la dottrina della Redenzione, operata soltanto in virtù del sacrificio di Gesù.
Se Maria fosse stata immacolata, se cioè fosse stata concepita da Dio al di fuori della legge dei peccato originale, comune a tutti i figli di Eva, ella non avrebbe avuto bisogno della Redenzione, e questa dunque non si poteva più dire universale. L'eccezione, in questo caso, non confermava la regola, ma la distruggeva. Il francescano Giovanni Duns, detto Scoto perché nativo della Scozia, e chiamato il " Dottor Sottile ", riuscì a superare questo scoglio dottrinale con una sottile ma convincente distinzione. Anche la Madonna era stata redenta da Gesù, ma con una Redenzione preventiva, prima e fuori del tempo. Ella fu preservata dal peccato originale in previsione dei meriti del suo figlio divino. Ciò conveniva, era possibile, e dunque fu fatto.
Giovanni Duns Scoto morì sui primi del '300. Dopo di lui, la dottrina dell'Immacolata fece grandi progressi, e la sua devozione si diffuse sempre di più. Dal 1476, la festa della Concezione di Maria venne introdotta nel Calendario romano.
Sulle piazze d'Italia, predicatori celebri tessevano le lodi della Vergine immacolata: tra questi, San Leonardo da Porto Maurizio e San Bernardino da Siena, che con la sua voce arguta e commossa diceva ai Senesi: " Or mi di’ : che diremo noi del cognoscimento di Maria essendo ripiena di Spirito Santo, essendo nata senza alcun peccato, e così sempre mantenendosi netta e pura, servendo sempre a Dio? ".
Nel 1830, la Vergine apparve a Santa Caterina Labouré, la quale diffuse poi una " medaglia miracolosa " con l'immagine dell'Immacolata, cioè della " concepita senza peccato ". Questa medaglia suscitò un'intensa devozione, e molti Vescovi chiesero a Roma la definizione di quel dogma che ormai era nel cuore di quasi tutti i cristiani.
Così, l'8 dicembre 1854, Pio IX proclamava la " donna vestita di sole " esente dal peccato originale, tutta pura, cioè Immacolata.
Fu un atto di grande fede e di estremo coraggio, che suscitò gioia tra i fedeli della Madonna, e indignazione tra i nemici del Cristianesimo, perché il dogma dell'Immacolata era una diretta smentita dei naturalisti e dei materialisti.
Ma quattro anni dopo, le apparizioni di Lourdes apparvero una prodigiosa conferma del dogma che aveva proclamato la Vergine " tutta bella ", " piena di grazia " e priva di ogni macchia del peccato originale. Una conferma che sembrò un ringraziamento, per l'abbondanza di grazie che dal cuore dell'Immacolata piovvero sull'umanità.
E dalla devozione per l'Immacolata ottenne immediata diffusione, in Italia, il nome femminile di Concetta, in Spagna quello di Concepción: un nome che ripete l'attributo più alto di Maria, " sine labe originali concepta ", cioè concepita senza macchia di peccato, e, perciò, Immacolata.
venerdì 4 dicembre 2009
LE GRANDI ESCLUSIVE DI LA VUCCIRIA.NET!
Siamo riusciti a entrare in possesso del resoconto della deposizione di Gaspare Spatuzza al processo Dell'Utri. Vi presentiamo qui la prima parte, in esclusiva e senza tagli.
Torino - Più di duecento giornalisti da tutto il mondo. Un'attesa che definire spasmodica è dir poco. Ma ne è valsa la pena... Sì, perché il pentito Spatuzza non lesinato colpi di scena su colpi di scena. "Signor giudice" ha esordito in quello che passerà alla storia come il processo dei processi "ormai ho avuto tutto dalla vita: sono stati in posti che nemmeno potete immaginare, ho sciolto nell'acido più gente io della saponificatrice di Correggio, ho fatto tante di quelle cose che nemmeno Iddio mi potrà perdonare! Ma qui, oggi, io non chiedo il perdono. Qui, oggi, voglio solo liberarmi la coscienza dai pesi ormai enormi che mi porto appresso..." E così ha cominciato a sciorinare tutta una serie di cose, nomi, situazioni che hanno lasciato esterrefatti tutti i presenti. "Nel maggio del 1914 assoldai, dietro diretto ordine di Marcello Dell'Utri, uno studentello di origini serbe. Tale Gavrilo Princip. Lo scopo, mi fu detto, era quello di assassinare l'arciduca ereditario d'Austria, tale Francesco Ferdinando. A quanto pare" fa una pausa per bere un sorso d'acqua "il Francesco Ferdinando aveva mancato di rispetto a un imprenditore del Nord, all'epoca dei fatti in grande ascesa, nella concessione di alcuni terreni in Brianza. In pratica, aveva prima promesso tale concessione per poi rifardiarsi il tutto in un secondo tempo. Fu a quel punto che il nostro uomo, che per ora non farò il nome, chiamò il Dell'Utri e gliene ordinò l'esecuizone." Riprende fiato per un attimo, poi continua come di getto "Ricordo ancora le urla al telefono: 'Spatù, lo voglio vedere morto lo voglio vedere! Chi si crede di essere quel bamboccio austriaco! Non sa con chi ha a che fare, cribbio!' Quello che successe dopo i fatti descritti, signor giudice, è storia nota a tutti..." [1 - continua]
Pubblicato da lavucciria a 10.21
l'articolo semplicemente sarcastico e ironico allo stesso tempo, lascia una sensazione generale di sgomento, proprio perché questo pentito inizia il racconta da Adamo e Eva, quindi si possono suggerire diverse domande, tra cui "perché tutto questo tempo per raccontare ciò che aveva saputo tanto tempo fa?"; la seconda "i suoi ricordi sono troppi nitidi, come è possibile?"; la terza "chi potrebbe avergli fatti tornare la memoria", ecc.
Dunque tante domande, resta il fatto che già i testimoni oculari sono poco credibili, e a distanza di tanto tempo come fa a ricordare dettagli che uomini normali il giorno dopo dimenticano?
Staremo a vedere cosa accadrà nei prossimi giorni...
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3/12/2009 - PERSONE
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Scemenze necessarie
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LIETTA TORNABUONI
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Fini ha dato giudizi non lusinghieri su Berlusconi parlando in fuorionda con un magistrato, senza accorgersi di essere ascoltato. Sai che novità. Mille volte il presidente della Camera ha espresso pubblicamente il suo dissenso da Berlusconi. Del resto, la reciproca condizione rende la cosa naturale, se non fatale. L’uno aspira a sostituire l’altro come capo del centrodestra e fa di tutto per procurarsi il consenso indispensabile, con tenacia divenuta nel tempo sempre più astuta ed evidente. L’altro si rende ben conto della rivalità e cerca di sconfiggerla prima ancora che si presenti come imminente. Tanto amici non possono essere, e nessuno presume che lo siano.
Eppure l’ultimo incidente viene presentato come qualcosa di sensazionale o almeno d’importante, e non sono molti i lettori o spettatori che vanno oltre con indifferenza, considerando la faccenda per quello che è, un’ovvietà se non una stupidaggine. O uno spasso. Non si può negare che l’episodio sia divertente, una di quelle gaffes o brutte figure o magre di cui si farebbe volentieri a meno: ma non più che malignamente divertente. Non rilevante, non serio, sicuramente non grave, mostra nella considerazione da cui è circondato una mentalità da cortigiani per cui ogni scemenza riguardante la corte alimenta chiacchiere infinite, oppure una mentalità da travet sempre curiosi di quanto anche di minimo accade al capufficio. Gli utenti elettori non sono diversi, s’interessano: l’episodio è leggero, pettegolo, coinvolge due presidenti la cui carica non prevede fatti del genere; l’attenzione (moralità comprese) si divide tra Fini-Berlusconi e il video erotico fantasma tra deputato e deputata. Quella di occuparsi di balle o sciocchezze è una necessità, un bisogno vero e proprio, un appetito che consente di restare lontani dal resto, dal peggio, dalla realtà. E che allo stesso tempo permette di sfottere due degli esponenti politici ai quali vengono attribuiti i nostri guai. Tra due milioni di disoccupati e il fuorionda, meglio il fuorionda, è garantito.
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Questo articolo in parte efferma cose scontate e evidenti, ma non nota che l'On. Fini non è allo stato delle cose in grado di governare l'intero PdL ed è questa la vera reale situazione di scontro. Inoltre ci sono le regionali, e le liti per le presidenze sono altrettanto importanti quanto le dichiarazioni. Anzi le dichiarazioni sono proprio finalizzate ad ottenere più presidenze di quante lo stesso Berlusconi ne vorrebbe assegnare a Fini o in parole agli ex-AN. Dunque Fini sa perfettamente di non essere il leader di tutto il centro-destra, ci sonoi personaggi più importanti che per ora sono celati, non si fanni vedere, anzi stanno cercando di coinvolgerli in scandali giudiziari per sminuire la loro figura, la loro immagine pubblica, che rende molto bene e che si impone come qualcosa di nuovo nel panorama politico italiano in generale, sebbene abbia - questa figura - molta esperienza della politica nazionale.
Che l'On. Fini si faccia prendere in giro dalla Lega, proprio non me lo sarei mai aspettato, Bossi si diverte a prenderlo in giro e Egli cade nel trucchetto retorico, così come diversi italiani cadono nello stesso trucchetto, nella realtà Bossi è molto più nazionalista di tanti e tanti personaggi appartenenti ai partiti tradizionali. Si intendi PdL, PD, IDV, Lega, ecc.
Questi partiti, tutti nuovi, ma tutti vecchi allo stesso tempo, sono l'unica realtà politica italiana, e vedendoli bene, risulta ovvio che non danno molta garanzia, poiché i personaggi che li guidano sono di bassa levatura morale e non sono in grado di riportare al centro del dibattito la politica seriamente. Unica scusante è che possono dire che la politica vera, la si fa in Europa, ma è una forzatura.
D'altra parte quando il Presidente della Camera se ne esce con quei fuori onda, che non fanno altro che confermare quanto già diceva in diretta (dai microfoni in alte occasioni), cosa ci possiamo aspettare dalla politica in generale? Non c'è più religione, anzi la religione se n'è andata, non abita più da noi.
L'unica cosa che conta, è lo scopo personale. Tutto il resto non conta. Ecco perché la politica con "P" maiuscola è scaduta in basso. Lo si può vedere anche a partire da piccoli comuni o dai municipi di grandi città, le cose cambiano poco e tutti insieme dimostrano che l'obiettivo personale prevale sull'obiettivo generale, sicché cosa vogliamo aspettarci dalla politica? E meno male che c'è Berlusconi, altrimenti saremmo freschi tutti. In altre occasioni si è presentato Prodi, ma come è noto lo hanno impallinato per ben due volte, proprio gli alleati. Sicche questa é la situazione generale. E se l'On. Fini vuole impallinare Berlusconi, non fa altro che il gioco degli avversari, meno che il suo scopo.
E' noto che l'impallinatore, dopo il colpo muore.
Cosa significa? Che chi esegue fisicamente l'atto di far cadere il suo amico, subito dopo perde completamente il controllo della situazione e gli avversari interni e esterni lo seccano. Dunque Fini sta esagerando e si sta portando appresso molte antipatie degli elettori del CD e forse anche in particolare di ex-AN, che sono i più aggurriti. Le ovvietà nascoste sono quelle potrebbero far riferimento ad una nuova formazione politica di centro, ed allora sarebbero spiegate seriamente le posizioni dell'On. Fini, sia in pubblico sia in privato, altrimenti sono senza senso pronunciate anche in un fuori ONDA registrato. Lì forse ha espresso senza diplomatica il suo pensiero sul personaggio, ma posso pensare male dell'evento? E che forse è stato tutto pianificato proprio per impallinare Fini e non Berlusconi, quindi il fuori onda è a doppio taglio o se si vuole un coltello con due lame. Entrambe taglienti, ma como lo giri lo giri, fanno male e fanno male ad entrambi i personaggi per lo cose che conosciamo dell'uno e dell'altro.
Staremo a vedere chi vincerà la battaglia per le regionali 2010. Se Fini avrà più governatori candidati, potrà ritenersi soddisfatto, altrimenti le risate di Bossi si sentiranno persino nella lontana isola assolata e odorosa di profumi meditteranei, caldi, dolci, freschi e con il sole dentro. Ci farete ridere immagino, oppure ci sarà la farsa di una nuova compagine politica?
CONVOCAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE DEL 4.12.09 ORE 11.00
Il Consiglio Comunale è convocato in seduta straordinaria per discutere i seguenti punti:
1) approvazione verbali seduta precedente del 18.11.09;
2) Approvazione progetto preliminare lavori di realizzazione di un parcheggio multipiano nella Borgata Cadipozze in variante al PRG;
3) Ratifica deliberazione G.C. n. 98 del 27.11.09 avente ad oggetto:"IV variazione di Bilancio esercizio 2009";
4) Riconoscimento legittimità debito fuori bilnacio ex art. 194, comma 1, lett. E del Lgs n. 267/2000.
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Fin qui l'ordine del giorno del consiglio, ora bisogna fare delle riflessioni politiche su i due punti principali.
Il parcheggio e il riconoscimento dei debiti fuori bilancio sono esempi di cattiva amministrazione. Infatti la realizzazione del parcheggio multipiano è sinonimo di sperpero di denaro pubblico perché inutile e dannoso. Potrebbe essere realizzato in altre aree, poco costose o addirittura su proprietà comunale, sicché perchè spendere 3 milioni di Euro?
I debiti fuori bilancio sono un'altra delle pratiche dell'Amministrazione comunale che dovrebbero essere escluse dalle sue attività. Infatti non si capisce perché si riccorre a questa formula invece di sistemare burocraticamente gli importi da pagare? Cosa impedisce alla burocrazia comunale e ai politici locali di procedere in tal senso?
Ricordo che già in un precedente consiglio si è ricorso a tale pratica ed è una costante, non si capisce il perché? Infatti dovrebbe essere una procedura da usare con parsimonia, con cautela, ed invece qui si fa tutto il contrario.
Sergio Giubilei